Nel 1942, su commissione dello stesso Hitler, Ferdinand Porsche si mise al lavoro per studiare un nuovo tipo di carro armato ultrapesante virtualmente indistruttibile e capace di affrontare con successo ogni veicolo corazzato nemico allora in circolazione. Il nuovo mezzo, che doveva essere per ordine del Fuhrer pesante sulle 120 tonnellate, era inevitabilmente un veicolo imponente, dalle grandi dimensioni, caratterizzato da una spessa corazzatura ed un pesante armento offensivo. Il programma, avviato appunto nel 1942, venne affidanto in cooperazione con Porsche anche alla Krupp, che doveva occuparsi di progettare e sviluppare alcune componenti della struttura e della torretta, compreso l'armamento, che secondo le richieste iniziali doveva comporsi da un pezzo di grosso calibro da 150 mm ed un secondo cannoncino da 20 mm di supporto. Il progetto acquisì in un primo momento una certa priorità, tanto che se ne ipotizzò la messa in produzione già a partire dalla primavera del 1943. Vista la volontà di creare un supercarro, lo stesso Porsche volle occuparsi dell'armamento del futuro Maus, che all'inizio prese la designazione di Mammut, migliorandone le capacità offensive con la sostituzione del pezzo da 20 mm con un più grande cannone da 105 mm: per via dell'introduzione del nuovo miglioramento i tempi si dilatarono leggermente, ma si ritenne verosimile indicare come l'estate del 1943 il momento di avvio della produzione, che secondo le ottimistiche stime del personale doveva aggirarsi intorno ai 5 esemplari mensili. Vista l'importanza attribuita al veicolo, che nel 1943 prese la denominazione ufficiale e definitiva di Maus, che ironicamente significa "Topo" in lingua tedesca, i progetti proseguirono a buon ritmo e nel 1943 venne presentato il modello in legno a grandezza naturale del futuro carro armato: si trattava di un gigante dal peso di ben 188 tonnellate con i cingoli dall'impressionante larghezza di 1 metro ciascuno e Hitler ne commissionò 150 esemplari da mettere immediatamente in costruzione. Sebbene il disegno ed il modello in legno avessero attratto in un primo momento l'attenzione del Furher, il programma venne accantonato e nel novembre del '43 l'iniziale ordinativo di 150 unità fu cancellato: a quel punto, però, il primo prototipo era quasi pronto, mentre un altro si trovava in avanzato stadio di montaggio, e si decise di portare comunque a termine un breve ciclo di test e collaudi sulla macchina, che era stata assemblata senza armamento e con un modello zavorrato e fisso di torretta. Durante queste prove, come era del resto prevedibile, furono riscontrati seri problemi di mobilità e di meccanica: il peso enorme del mezzo rendeva difficile l'attraversamento di qualunque tipologia di terreno e provocava problemi alle sospensioni e di trazione; sempre a causa della mole, il Maus non poteva procedere sopra i ponti sui fiumi, che non erano in grado di reggerne il peso, e dovette essere arrangiato per l'attraversamento in immersione tramite un sistema di collegamento con la superficie per la cattura dell'aria necessaria al suo funzionamento. Desolante era poi la situazione delle performance: in condizioni ideali, il Panzer VIII Maus non riusciva a superare i 13 km/h, velocità veramente troppo bassa per un mezzo da impiegare in battaglia. Dopo queste prove iniziali, che misero in mostra anche le difficoltà di recupero di un veicolo di quel peso per via di un impantanamento che costò innumerevoli fatiche ai tecnici, venne conclusa la costruzione del secondo prototipo, differente dal primo per tutta una serie di dettagli relativamente marginali e per l'installazione completa della torretta con armamento e munizionamento. I lavori di sviluppo sul veicolo, nonostante i miglioramenti che ci si aspettava e che si stavano positivamente applicando, vennero sospesi definitivamente per ordine delle autorità militari nell'agosto 1944, tanto che il primo prototipo rimarrà fino alla fine della guerra privo di torretta ed armamento, e non si potè fare altro che ultimare i collaudi con i due prototipi realizzati. Apprezzabili furono i risultati ottenuti dal Maus V2 in ambito di mobilità, di potenza e trazione: nel secondo prototipo, infatti, venne installato al posto del precedente motore Daimler-Benz MB 509 il più potente Daimler-Benz MB 517, che era supportato da un sistema elettrico d'avanguardia di trasmissione che consentiva delle positive prestazioni di controllo della direzione. Grazie a queste modifiche, il Maus riuscì a raggiungere i 20 km/h di velocità e migliorarono le sue doti di agilità e mobilità: si trattava sempre di coefficenti molto bassi, ma era comunque un miglioramento rispetto ai dati emersi dai collaudi sul primo prototipo. I due modelli vennero inviati nel corso del 1944 al poligono di tiro di Kummersdorf, dove furono sorpresi dalla travolgente avanzata delle truppe sovietiche. Secondo alcune fonti, peraltro non ufficialmente confermate, il Maus V2 fece in tempo anche a vedere il combattimento contro un reparto di mezzi corazzati sovietici nel tentativo di difendere il poligono di esercitazione: nonostante queste voci, i sovietici dopo aver conquistato la regione, trovarono i resti dei due prototipi del Maus gravemente danneggiati, forse sabotati dagli stessi equipaggi o forse rimasti colpiti durante gli scontri. Al termine della guerra, i russi riuscirono a mettere in piedi un modello di Maus unendo le parti utili dei prototipi trovati e lo testarono per breve tempo a Kubinka, vicino a Mosca, dove tuttora è conservato in ottimo stato.
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mercoledì 28 luglio 2010
martedì 1 giugno 2010
Sturmpanzer A7V
Subito dopo l'apparizione dei primi carri armati britannici sul fronte occidentale, in Germania venne creata una commissione composta da militari, tecnici ed esperti delle principali industrie nazionali incaricata di delineare le caratteristiche di un veicolo cingolato da combattimento con cui contrastare efficacemente i corazzati alleati. Secondo le autorità, per colmare il pesante deficit con gli avversari, era necessario progettare e costruire nel più breve tempo possibile un mezzo sulla trentina di tonnellate di peso, capace di superare le trincee nemiche e di raggiungere una velocità di 10 - 12 km/h. Causa mancanza di tempo e per via delle eccessive richieste da parte delle autorità militari, il veicolo studiato dalla commissione, che prese il nome di A7V, risultò piuttosto scadente e dovette pertanto essere rivisto varie volte, finendo col rallentarne notevolmente lo sviluppo e la messa a punto. Per buona parte del 1917, infatti, l'A7V fu al centro di estese modifiche strutturali e progettuali, che variavano dalla riduzione dello spessore della corazza alla soppressione del cannone in ritirata previsto in fase di progettazione. Nonostante le difficoltà tecniche e le carenze di mobilità e maneggevolezza, il progetto venne approvato con la massima rapidità e nell'estate del 1917 furono consegnati i primi esemplari di preserie per dare il via ad un primo ciclo di collaudi e valutazioni operative. L'A7V, soprannominato "Mostro" dagli equipaggi tedeschi, era sostanzialmente un cassone dalla forma grosso modo rettangolare, appoggiato su grossi cingoli derivati dai trattori agricoli Holt, con, sulla zona centrale del dorso, una cupola removibile dove sedevano il capocarro ed il pilota. Le dimensioni, come si può intuire, erano particolarmente grandi, fattore che, unito a cingoli non avvolgenti e particolarmente bassi, ne riduceva enormemente la mobilità e, soprattutto, impediva al mezzo di superare le trincee nemiche. L'armamento principale era costituito da un pezzo a brandeggio limitato da 57 mm in caccia (si trattava di un cannone belga che le forze tedesche avevano catturato in limitate quantità durante le prime fasi della guerra), mentre tutto intorno alla struttura di snodava una cintura composta da sei mitragliatrici Maxim da 7 mm (due sul fianco sinistro, due sul fianco destro e due in ritirata). Tale soluzione, unita alla forma stesso del veicolo, fece guadagnare all'A7V il soprannome, datogli dalle truppe britanniche, di "Fortezza mobile" e in effetti una delle sue caratteristiche era proprio la solidità. Sebbene non avesse destato particolari impressioni al momento della sua presentazione ufficiale, nemmeno il Kaiser parve essere impressionato, ci si rese conto che la situazione era difficile e che ci si doveva accontentare: subito, infatti, ne venne avviata la produzione, che, stando alla commissione, avrebbe dovuto fornire 100 carri armati entro la fine del 1918, ed entro marzo del '18 i primi esemplari venivano schierati direttamente sul fronte. Si trattava di un gruppo esiguo di veicoli, circa cinque, che venne schierato a nord di San Quentin, che ebbe effetti più sul morale dei soldati che sull'andamento del conflitto: infatti 3 veicoli rimasero quasi subito fermi per via di avarie mecchaniche e finirono con l'essere impiegati come fortini, che comunque furono capaci di respingere un timido attacco inglese portato avanti con acluni Tanks. Vero battesimo del fuoco, e primo scontro carro contro carro della storia, si ebbe nel nell'aprile del 1918, quando tre A7V incontrarono tre Mark IV inglesi, due Female ed un Male, con un sostanziale pareggio, ma tendenzialmente favorevole alle truppe tedesche, soprattutto per quanto riguarda il morale delle truppe: durante lo scontro, avvenuto nei pressi di Villers-Bretonneux, i Female britannici dovettero ben presto ritirasi, in quanto le loro armi si dimostrarono incapaci di penetrare la corazza dei fortini mobili tedeschi, mentre il Male impiegato dovette colpire per ben tre volte un A7V prima di costringere il suo equipaggio ad abbandonare il mezzo. Durante l'azione altri sette carri leggeri inglesi Whippet presero parte al combattimento, subendo quattro perdite, ma non è chiaro se a causa dei carri tedeschi o della fanteria li schierata. Il Male continuò il suo combattimento, ma finì con l'essere bloccato da un colpo ai cingoli. Dopo tale episodio, le azioni dei A7V non furono particolarmente esaltanti: capitò, infatti, che i carri rimanessero intrappolati in buche o che si ribaltassero nel tentativo di superare un ostacolo, venendo spesso abbandonati e in qualche occasione catturati dagli alleati. Adogni modo la produzione continuò, migliorando sempre di più nella qualità, fino alla fine delle ostilità, arrivando a totalizzare non più di 26 esemplari prima dell'armistizio. Verso la fine della guerra ne era stat, infine, prevista una nuova versione, denominata A7VU, caratterizzata dall'adozione di cingoli avvolgenti sul modello britannico, ma la fine delle operazioni belliche mise fine prematuramente al progetto. Dopo la guerra pare che alcuni A7V finirono alla ricostituita Polonia, che forse li utilizzò fino ai primi anni Venti durante la guerra contro i sovietici e per la difesa di Warsavia, ma ci sono molti dubbi a riguardo.
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